lunedì 21 marzo 2016

Pillole di storia sullo Statuto dei lavoratori


di Ilaria Romeo
responsabile Archivio storico CGIL nazionale


Dalle parole di Giuseppe Di Vittorio al Congresso del Sindacato dei chimici dell’ottobre 1952 alla pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale della Legge 20 maggio 1970, n. 300 (Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e delle attività sindacali nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento) le “Pillole di storia” raccontano le tappe fondamentali di avvicinamento al primo Statuto attraverso documenti e materiali d’Archivio spesso inediti.

“Un tuffo nella memoria - dirà Bruno Ugolini - che serve a capire meglio i cambiamenti di oggi e il valore della nuova Carta dei diritti universali del lavoro. Un approdo necessario, più che mai urgente, e che dovrebbe, potrebbe, essere condiviso dalle altre organizzazioni sindacali e da quelle forze politiche che dichiarano di voler sostenere, rinnovandoli, i diritti di un mondo del lavoro oggi assai frammentato, ma non per questo da condannare a nuove, aspre diseguaglianze”, un mondo del lavoro popolato, per usare le parole di Bruno Trentin “di individui che nel sindacato attraverso un’esperienza solidale diventino persone coscienti, capaci di decidere e di ritrovare nei diritti degli altri il sostegno alla singola battaglia loro” (leggi).

LE PILLOLE:





Lo Statuto diventa legge

venerdì 4 marzo 2016

PILLOLE DI STORIA SULLO STATUTO DEI DIRITTI DEI LAVORATORI

E’ importante, proprio nei giorni in cui si svolgono le consultazioni per la nuova Carta dei diritti universali del lavoro, riscoprire le motivazioni profonde e ripercorrere le tappe che hanno portato alla nascita dello Statuto del 1970.
E’ quello che abbiamo cercato di fare con le nostre Pillole di storia che vi proponiamo a seguire e che hanno avuto in Bruno Ugolini un padrino d’eccezione.







Anche su

giovedì 3 marzo 2016

Lo Statuto diventa legge


Il 14 maggio 1970 la Camera dei deputati, con 217 voti favorevoli, 10 contrari e 125 astenuti, approva definitivamente la legge nel testo del Senato dopo che, su richiesta del ministro Donat Cattin tutti gli emendamenti (tranne quelli del Pli) sono stati ritirati.

Il 20 maggio il testo è pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale e la Legge 20 maggio 1970, n. 300 - Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e delle attività sindacali nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento - entra in vigore.

Affermerà di Luciano Lama, Segretario generale della CGIL: “Lo Statuto dei diritti è frutto della politica unitaria e delle lotte sindacali: lo strumento non poteva che essere una legge, ma la matrice che l’ha prodotta e la forza che l’ha voluta è rappresentata dal movimento dei lavoratori e dalla sua azione organizzata” (LEGGI TUTTO).

I ricordi di Antonio Pizzinato: dai reparti di confino allo Statuto


Ilaria Romeo
responsabile Archivio storico CGIL nazionale

Luciano Lama sullo Statuto

[...] Il diritto sindacale è una dottrina in divenire, che procede con l’evoluzione della società e con la conquista che i lavoratori realizzano ogni giorno nel loro faticoso cammino verso il progresso. [...] Anche in questo campo, dunque, noi possiamo facilmente valutare i frutti benefici della esperienza unitaria che è iniziata prima delle lotte di autunno, ha trovato in quelle lotte momento di grandissima tensione e di unità e si prolunga ancora oggi, pur fra difficoltà ed ostacoli, essenzialmente per un impegno dei lavoratori che nasce sul luogo di lavoro. Lo Statuto dei diritti è anch’esso frutto della politica unitaria e delle lotte sindacali: lo strumento non poteva che essere una legge, ma la matrice che l’ha prodotta e la forza che l’ha voluta è rappresentata dal movimento dei lavoratori e dalla sua azione organizzata. Anche soltanto qualche anno fa, nelle condizioni di divisione che allora esistevano fra i sindacati e fra i lavoratori, lo Statuto non avrebbe potuto essere, perché la concorrenza fra le organizzazioni avrebbe persino impedito il convergere degli orientamenti sulla conquista di diritti nella fabbrica, diritti che per essere tali e pienamente goduti, devono valere allo stesso modo per tutti. Certo, anche lo Statuto dei diritti presenta dei limiti; ma esso è pur sempre un passo, un lungo passo avanti rispetto alle condizioni del passato e rende finalmente operanti principi che finora, forse già perfetti in linea teorica, non avevano però offerto al movimento sindacale una possibilità di reale godimento. Oggi possiamo partire, per andare ancora più avanti nella fabbrica e nella società, da questi nuovi punti più avanzati. C’è da ritenere, d’altra parte, che le positive esperienze compiute nel campo degli studi di diritto sindacale, in connessione con lo sviluppo del movimento di lotta, possano essere estese ad altri campi della ricerca, sempre con l’obiettivo di allargare l’ambito delle libertà individuale del lavoratore e delle prerogative del Sindacato nel luogo di lavoro e fuori. Io credo che a questa impresa possano largamente contribuire tutte le scuole di diritto, se ciascuna di esse si sforzerà di tenere i piedi ben piantati nel solido terreno del movimento reale delle masse. Le aspre polemiche e l’incomunicabilità sostanziale, che hanno contraddistinto questo campo della ricerca nei decenni passati, devono lasciare il posto ad una collaborazione sostanziale 0 che implica, naturalmente (come ogni ricerca seria del resto), polemiche e contrasti, ma che accetta da parte di tutti la lezione severa ed indiscutibile delle esperienze di lotta unitaria dei lavoratori. Io credo, in sostanza, che anche in questo campo la politica di unità sindacale offra a tutti materia di riflessione e di approfondimento. Ciò vale per impegnare tutte le forze individuali e scientifiche nella non facile opera di applicazione, la più lata delle norme stabilite dalla legge, ma ciò vale molto di più nell’impegno di allargare l’orizzonte della ricerca teorica e pratica, nel convogliare a sostegno di una nuova collocazione del Sindacato nella società italiana le valide forze dei giuristi e degli specialisti in diritto del lavoro. Noi sappiamo che, in una società come la nostra, i diritti dei lavoratori sono e saranno sempre contestati da un sistema che tende in ogni caso ad esprimere le esigenze del capitale; ma sappiamo anche che in una società diversa il Sindacato e il singolo lavoratore possono vedere trascurate o limitate le loro libertà, anche se in nome di esigenze generali che esprimono gli interessi di una collettività senza classi. Ebbene! Dare solidità scientifica alla nostra ricerca di oggi, radicare solidamente i diritti del cittadino e del Sindacato in principi fondati sulle nostre esperienze di lotta e di democrazia significa precostituire, anche per l’avvenire, un complesso di norme e di comportamenti che ci aiuteranno a garantire anche in una società trasformata la libertà dell’uomo e l’autonomia del Sindacato. 


Lo statuto dei lavoratori: atti del convegno promosso dal Comitato Regionale Emilia e Romagna della CGIL sulla nuova legge sui diritti dei lavoratori, Budrio 26 - 27 giugno 1970.  

Intervento del ministro del lavoro Donat Cattin nella discussione alla Camera dei deputati, 14 maggio 1970

Su questa legge si fondano non da oggi, ma da parecchi anni, speranze e timori. […] Il provvedimento in questione riconosce il sindacato in fabbrica; riconosce il diritto a tenere l’assemblea nei luoghi di lavoro e ad avere propri delegati; stabilisce una determinata procedura nell’esercizio dei diritti sindacali; afferma tutta una serie di diritti e divieti a garanzia delle libertà dei lavoratori, tra i quali è importante, sopra tutti gli altri, il divieto della monetizzazione del licenziamento che la legge n. 604 ammetteva sempre, con la sola eccezione costituita dal licenziamento intimato con violazione dell’articolo 4 di tale legge. Stabilisce infine, in materia di collocamento, un diritto e non un ordinamento, cioè il diritto che il collocamento nella misura esecutiva, non soltanto quindi come consultazione ma in termini esecutivi e di disposizione, sia esercitato nell’ambito della funzione pubblica e statuale, ma da rappresentanze che sono in maggioranza dei lavoratori, cioè di coloro i quali sono soggetto e oggetto dell’attività di collocamento. […] Questa esperienza [di difesa effettiva degli interessi dei lavoratori] ci ha portati, attraverso una fase di discussione e di elaborazione, a concepire la teoria della legislazione di sostegno: cioè non di una legislazione ordinativa del sindacato, la quale desse al potere politico la facoltà di ingerirsi nell’ordinamento del sindacato, ma di una legislazione che attribuisse al sindacato dei lavoratori determinate libertà, determinati poteri, determinate facoltà. […] Questo disegno di legge si inquadra in una legislazione di sostegno del sindacato, ma include anche altre norme che, oltre che al sindacato come tale, tendono a garantire diritti e libertà ai singoli lavoratori. Questo è il disegno finale che esce dalla elaborazione governativa e parlamentare. […] A tutti quelli che hanno pagato, in qualche maniera, per i diritti del lavoro, e all’amico Brodolini, noi dedichiamo questo atto di Governo, questo atto della vita parlamentare italiana. […] Ritengo che, nel dedicare all’onorevole Brodolini e a tutti coloro che hanno pagato un prezzo più o meno alto per l’affermazione dei diritti di libertà e di democrazia che il movimento operaio ha portato avanti, noi non ci soffermeremo tanto sulle manchevolezze e sulle deficienze di questo disegno di legge, quanto sulla volontà di compiere questa svolta effettiva, non sul piano delle ricerche di collaborazione e di comprensione, ma piuttosto sul piano di una affermazione dura e precisa dei diritti dei lavoratori che, come cittadini, partecipano alla costruzione di una repubblica fondata sul lavoro e vogliono che sia riconosciuta la possibilità di organizzazione e di manifestazione dei loro interessi, che essi sanno, autonomamente, inquadrare nel contesto degli interessi nazionali e che, attraverso questo strumento legislativo, vengono sostenuti senza alcuna briglia per l’affermazione di queste esigenze e di questi ideali. 



La morte di Palmiro Togliatti

Il 21 agosto 1964 muore a Yalta Palmiro Togliatti. L’inviato de l’Unità, Giuseppe Boffa, racconta sul quotidiano le sue ultime ore: &q...