sabato 4 agosto 2018

Agosto, il mese delle stragi. Un articolo di Ilaria Romeo


Negli anni ’70, agosto è il mese delle ferie e del tutto chiuso. E’ il mese del ritorno dei migranti italiani verso le loro radici, ma è anche il mese delle stragi: quella del treno Italicus del 4 agosto 1974, della stazione di Bologna del 2 agosto 1980 (sempre ad agosto - si dice - doveva scattare il golpe di Edgardo Sogno).

Attorno all’una del mattino del 4 agosto 1974, all’uscita dalla galleria degli Appennini, nei pressi della stazione di San Benedetto Val di Sambro (Bologna), un ordigno ad alto potenziale esplode nella quinta vettura del treno Espresso 1486 Italicus diretto a Monaco di Baviera, determinando la morte di 12 viaggiatori e il ferimento di moltissimi altri.

Il 9 agosto si svolgono - a Bologna - i funerali di Stato. Piazza Maggiore è affollata. I carri funebri arrivano alla Basilica di San Petronio. Tra le autorità presenti, Enrico Berlinguer e Amintore Fanfani. In aereo giunge anche il Presidente della Repubblica Giovanni Leone (GUARDA IL VIDEO).

Tre delle vittime sono cittadini stranieri, nove le vittime italiane. L’ordigno pone fine anche alla vita di tre membri della famiglia Russo di Merano, che si stava recando a Ferrara per le cure di cui aveva bisogno il figlio quattordicenne Marco. Ultima vittima accertata, Silver Sirotti, ferroviere conduttore delle Ferrovie dello Stato, insignito di medaglia d’oro al valor civile alla memoria per aver tentato di soccorrere i viaggiatori coinvolti nella strage.

Secondo le testimonianze di due agenti di polizia presenti sul posto: “Improvvisamente il tunnel da cui doveva sbucare il treno si è illuminato a giorno, la montagna ha tremato, poi è arrivato un boato assordante. Il convoglio, per forza di inerzia, è arrivato fin davanti a noi. Le fiamme erano altissime e abbaglianti. Nella vettura incendiata c’era gente che si muoveva. Vedevamo le loro sagome e le loro espressioni terrorizzate, ma non potevamo fare niente poiché le lamiere esterne erano incandescenti”.

“Avrebbe potuto essere una strage spaventosa, uno dei più apocalittici massacri che una mente criminale abbia mai ordito - scriverà il 14 agosto Mario Doplicher su Giorni. Vie Nuove - La bomba era disposta su un treno che correva in una notte afosa d’agosto trasportando quasi mille persone; come camera di scoppio era stata scelta la galleria dell’Appennino, che con i suoi diciotto chilometri e mezzo avrebbe moltiplicato e ingigantito gli effetti dell’esplosione; […] invece, per fortuna, il treno, come spesso accade d’estate, è in ritardo, e all’1.23, quando avviene lo scoppio, la quinta vettura - una carrozza delle ferrovie tedesche su cui era stato sistemato l’ordigno - si trova a soli cinquanta metri dall’uscita della galleria. Così, grazie alla forza d’inerzia il treno riesce a raggiungere la stazioncina di San Benedetto Val di Sambro con una sola carrozza in fiamme”.

La strage, purtroppo, si consuma pochi anni dopo.

Il 2 agosto 1980 alle 10 e 25, nella sala d’aspetto di seconda classe della stazione di Bologna, affollata di turisti e di persone in partenza o di ritorno dalle vacanze, un ordigno a tempo, contenuto in una valigia abbandonata, viene fatto esplodere causando il crollo dell’ala ovest dell’edificio.

E’ il più grave atto terroristico avvenuto in Italia nel secondo dopoguerra: nell’attentato rimangono uccise 85 persone, oltre 200 i feriti. La più piccola tra le vittime è Angela Fresu, aveva tre anni e veniva da Montespertoli, sulle colline attorno a Firenze; il più anziano è Antonio Montanari, aveva 86 anni e aspettava l’autobus sul marciapiedi davanti alla stazione. Una strage spaventosa, per usare le parole de l’Unità del giorno successivo.

“Bologna capace d’amore, capace di morte” reagisce con prontezza ed orgoglio trasformandosi in una gigantesca macchina di assistenza per le vittime e per i familiari.

Simbolo della commossa partecipazione l’Autobus n. 37, pronto soccorso improvvisato poi diventato carro funebre usato per trasportare i morti dalla stazione all’obitorio.

Diversamente dagli altri rotabili storici, in segno di riguardo e di grande considerazione affettiva, l’autobus non è mai stato formalmente dismesso e tutt’oggi - seppur non circolante - resta immatricolato e targato come a quel tempo. Sempre più protagonista delle commemorazioni, lo scorso anno era stato riportato in Piazza Medaglie d’Oro, quest’anno sarà in corteo.

Il 6 agosto, giorno dei funerali, la città onora le sue vittime con una grande manifestazione in Piazza Maggiore cui partecipano circa 100 mila persone. Ancora prima dei funerali si svolgono numerose manifestazioni a testimonianza della immediata reazione della città: la sera del 2 agosto è indetta una manifestazione in Piazza Maggiore; il 4 agosto 30-40 mila persone si ritrovano nella stessa piazza (GUARDA IL VIDEO).

Ai funerali (non tutti i parenti delle vittime vollero il funerale di Stato: solo sette saranno le bare presenti nella chiesa di San Petronio) partecipano il presidente della Repubblica Sandro Pertini e il sindaco di Bologna Renato Zangheri, gli unici a ricevere gli applausi della folla. “Signori, non ho parole -  dirà Pertini parlando con i giornalisti -, siamo di fronte all’impresa più criminale che sia avvenuta in Italia”. 

Il 17 agosto l’Espresso uscirà con un dossier sulla strage per il quale Renato Guttuso realizzerà un quadro a cui darà lo stesso titolo che Francisco Goya aveva scelto per uno dei suoi Caprichos : “Il sonno della ragione genera mostri”.  Una frase da non dimenticare e sulla quale riflettere, oggi più che mai!

mercoledì 1 agosto 2018

Bruno Trentin

Vittima di una banale caduta in bicicletta, nell’agosto 2006 Bruno Trentin viene ricoverato in gravi condizioni all’ospedale di Bolzano. Morirà esattamente un anno dopo, il 23 agosto 2007, stroncato da una polmonite resistente alla terapia antibiotica. “Esprimo il dolore mio e di tutta la Cgil per la scomparsa di Trentin – dirà l’allora segretario generale della confederazione Guglielmo Epifani –. Bruno ha rappresentato in tutto il dopoguerra un punto di riferimento fondamentale nella lotta per la democrazia, l’uguaglianza sociale e per i diritti del mondo del lavoro. Si può dire che non c’è pagina nella storia della Cgil e del movimento sindacale italiano in cui non sia stato protagonista. Il Piano per il lavoro, la programmazione economica, la centralità del Mezzogiorno, le lotte operaie dell’autunno caldo, la stagione del sindacato dei diritti, gli accordi fondamentali del ’92 e del ’93 […]. Bruno lascia una lezione di grande rigore morale, coerenza e autonomia difese con intransigenza, di attenzione ai valori sociali e di difesa del valore della confederalità. A lui deve molto non solo la Cgil, ma l’insieme del movimento dei lavoratori, le forze politiche del Paese e le altre organizzazioni sindacali, verso le quali ebbe sempre una grande attenzione unitaria a partire dall’esperienza dei metalmeccanici”.

Dal verbale della Brigata Carlo Rosselli redatto a Milano nell’aprile 1945 alle dimissioni dalla carica di segretario generale della Cgil; dalla corrispondenza con Giovanni Giolitti dopo la vicenda ungherese del 1956 all’autunno caldo e alla stagione del sindacato dei consigli; dall’8 settembre 1943 al Congresso di scioglimento del Pci nel 1991, i documenti che abbiamo selezionato e riprodotto ci restituiscono un Trentin sotto certi aspetti inedito, raccontandoci di un uomo riservato e a volte schivo, dall’immensa personalità e carica umana: “A molti poteva apparire, di primo acchito, come un aristocratico, un raffinato intellettuale, chiuso nella sua torre d’avorio – ha detto di lui Bruno Ugolini, giornalista, per lunghi anni cronista sindacale all’Unità –, ma era lo stesso uomo che nell’autunno caldo affrontava tempestose assemblee operaie e a volte rischiava di buscare i bulloni in testa”.

Giuseppe Di Vittorio


Dall’appello in difesa degli ebrei italiani contro la svolta razzista di Mussolini del 1938 all’ultimo discorso pronunciato a Lecco poche ore prima della morte; dal ricordo del Primo maggio 1945 (il primo dell’Italia liberata) alle parole di Trentin pochi giorni dopo la sua morte; dai verbali delle riunioni in Cgil nelle calde giornate del 1948, quando si consumò la scissione sindacale, al processo nella riunione della direzione del Pci per la posizione assunta sui fatti d’Ungheria, i testi che segnaliamo a seguire offrono al lettore un’immagine di Di Vittorio a tutto tondo, presentando tutte le sfaccettature di una persona - e di una personalità - amata probabilmente come poche altre nella storia del nostro Paese, cui il sindacato e l’Italia devono molto.

  1. Di Vittorio a fianco degli ebrei italiani
  2. Bruno Buozzi nei ricordi di Giuseppe Di Vittorio
  3. L'”Alba” racconta il viaggio Cgil in Urss alla ricerca dei prigionieri italiani
  4. 25 aprile, da Togliatti a Pertini le parole della libertà
  5. Corleone, 70 anni fa. L’uccisione di Placido Rizzotto è una ferita ancora aperta
  6. Chiedevano lavoro, ebbero piombo. L’eccidio di Modena 68 anni fa
  7. 1945: indimenticabile quel Primo Maggio
  8. Di Vittorio, il segretario che si prese cura del ragazzo orfano
  9. 14 luglio 1948, lo sciopero generale colpì Di Vittorio all’improvviso
  10. 14 luglio 1948: attentato a Togliatti. Di Vittorio: La CGIL non si tocca!
  11. 1950: Buon anno a tutti voi, fratelli lavoratori d’Italia!
  12. La lotta delle Reggiane, la più lunga occupazione di una fabbrica
  13. Lo Statuto dei diritti dei cittadini lavoratori
  14. Una legge per portare la Costituzione nei luoghi di lavoro
  15. Di Vittorio e la cultura
  16. Quando Di Vittorio rivalutò la figura di Rinaldo Rigola
  17. 1953: Il Primo maggio di Giuseppe Di Vittorio
  18. Lettere scarlatte. Un manifesto. I fratelli Rosselli, Di Vittorio, Salvemini, Trentin
  19. Sulla sconfitta nelle elezioni alle commissioni interne Fiat
  20. “Salvatore, eroico compagno ucciso dalla mafia”. Un inedito di Di Vittorio
  21. 27 ottobre 1955: bomba a corso Italia
  22. 27 febbraio 1956: sessanta anni fa l’ultimo congresso di Giuseppe Di Vittorio
  23. 23 ottobre 1956: l’Ungheria e il ruolo di Di Vittorio
  24. Di Vittorio e il ’56 ungherese, la resa dei conti
  25. L’ultimo discorso di Giuseppe Di Vittorio
  26. Bruno Trentin sulla morte di Giuseppe Di Vittorio
  27. I funerali di Giuseppe Di Vittorio nel commento di Pier Paolo Pasolini
  28. La bandiera è caduta, Gianni Toti sulla morte di Di Vittorio
  29. La storia di Rassegna Sindacale: l’addio a Giuseppe Di Vittorio

giovedì 26 luglio 2018

Newsletter luglio 2018




14 luglio 1948, l’attentato a Togliatti



A proposito di parità





I NOSTRI SPECIALI




Per la Formazione a distanza è on line il corso Bruno Trentin, l’utopia quotidiana, disponibile per tutti attraverso la piattaforma web dedicata http://fad.cgil.it/.
Il percorso formativo si apre con un video-intervento del segretario generale Susanna Camusso che spiega obiettivi e finalità del corso; seguono un’introduzione, 8 moduli tra di loro indipendenti ( I primi anni; ➭ Il rientro in Italia, la Resistenza e l’ingresso in Cgil; Il sindacato dei consigli; La politica contrattuale; ➭ La formazione permanente; ➭ Il sindacato dei diritti, della solidarietà e del programma; Il lavoro, la conoscenza e l’organizzazione del lavoro; Il sindacato, la politica e l’Europa), due focus (Focus 1: L’ultimo discorso: precarietà e lavoro e Focus 2: Dallo Statuto alla Carta dei diritti) e un’importante appendice documentaria. Per maggiori informazioni: «Bruno Trentin, l’utopia quotidiana»: l’ultimo nato in Cgil


E' on line la mostra BiblioMarx. Edizioni italiane, a cura dell’Archivio storico CGIL nazionale e della Fondazione Gramsci, con il contributo delle fondazioni Giangiacomo Feltrinelli e Lelio e Lisli Basso. La mostra è disponibile in italiano ed in inglese ed è resa fruibile attraverso la piattaforma tecnologica Google Arts & Culture, sviluppata da Google - disponibile sul web da laptop e dispositivi mobili, o tramite l’app per iOS e Android - per permettere agli utenti di esplorare opere d’arte, documenti, video e molto altro di oltre 1.000 musei, archivi e organizzazioni che hanno lavorato con il Google Cultural Institute per trasferire in rete le loro collezioni e le loro storie.

PER VEDERE LA MOSTRA: 

RASSEGNA STAMPA:  
“Una mostra virtuale, realizzata attraverso una piattaforma digitale disponibile sul web da laptop e dispositivi mobili, o tramite l’app per iOS e Android. È «BiblioMarx. Edizioni italiane», la mostra bibliografica realizzata in occasione del 200 anniversario della nascita del Moro dall’Archivio storico Cgil e dalla Fondazione Gramsci, con il contributo delle Fondazioni Feltrinelli e Basso, disponibile on line – in italiano e in inglese – sulla piattaforma Google Arts e Culture. Da «La sacra famiglia» alle «Teorie sul plusvalore», dal «Manifesto» al «Capitale», da «II 18 brumaio di Luigi Bonaparte» a «II signor Vogt», cento immagini raccontano la fortuna editoriale della produzione marxiana in Italia dalla fine dell’800 al XXI secolo. Se la mostra si apre con «La Sacra famiglia» – fu l’inizio della collaborazione tra Marx ed Engels, il primo documento a essere riprodotto è «II Manifesto del Partito comunista», pubblicato in Italia nel 1893 (dopo edizioni incomplete o disapprovate da Engels uscite tra il 1889 e il 1892). La selezione dei volumi è a cura di Dario Massimi per la Fondazione Gramsci, Vittore Armanni per la Fondazione Giangiacomo Feltrinelli e Maurizio Locusta per la Fondazione Lelio e Lisli Basso; i testi sono di Giordano Nardecchia, l’elaborazione grafica delle immagini di Anna Bodini, il coordinamento scientifico di Francesco Giasi e Ilaria Romeo”, da Il Manifesto, 19 luglio 2018
BiblioMarx. Edizioni italiane, la mostra, da il mondo degli archivi

Il fattaccio di via della Missione




La mattina del 14 luglio 1948, il segretario del Partito comunista italiano Palmiro Togliatti viene ferito dai colpi di pistola sparati dal giovane studente siciliano Antonio Pallante.

Nel libro Il fattaccio di via della Missione (Castelvecchi 2018), Graziella Falconi, giornalista, esperta di formazione politica e di storia delle donne, racconta, avvalendosi dei documenti del Governo e del Partito comunista, fatti, avvenimenti, retroscena, ordini e contrordini succedutisi durante le calde giornate di un’estate che ha cambiato la storia d’Italia.

Il libro descrive l’attentato a Togliatti, il ritratto dell’attentatore - un giovane dalla carnagione scura ed i capelli folti, con un paio di sottili baffi neri - la degenza ospedaliera della vittima, i disordini di quei giorni e il bilancio politico che se ne trasse.

Prosa scorrevole e accurata ricostruzione documentale si mescolano, facendoci piombare in un’Italia che, a settant’anni di distanza, appare meno lontana di quel che si potrebbe credere.

“Uscimmo da Montecitorio - racconterà Nilde Jotti (alla quale Graziella Falconi dedica sensibile attenzione nelle pagine del volume) - Togliatti, come faceva spesso, era senza scorta, la fida guardia del corpo Armando Rosati, detto Armandino. «Non ci sono cose importanti da discutere», mi disse, «andiamo a casa». «E Armando?» «Armando capirà»”.

Pochi minuti dopo il dramma. La notizia dell’attentato rimbomba immediatamente in Parlamento, cogliendo tutti di sorpresa. Secchia e Longo seguono Togliatti al Policlinico, mentre la Direzione si riunisce in un clima di grande incertezza. Giuseppe Di Vittorio, membro della delegazione che ha partecipato alla XXXI Conferenza del Bureau International du Travail di San Francisco,  rientra a Roma la mattina stessa dell’attentato, come ricorda la moglie Anita e come - puntualmente e correttamente - la Falconi riporta. Il Comitato esecutivo della Confederazione si riunisce soltanto nel pomeriggio del 14 e alla presenza del suo segretario generale sanziona lo sciopero già in atto, senza fissarne per il momento il termine (l’ordine di cessazione dello sciopero sarà comunicato nella notte del 15 luglio e approvato all’unanimità[1]).

Il Paese è percorso da una scossa elettrica ed operai e contadini scendono in piazza: sarà, dirà lo storico Sergio Turone, “lo sciopero generale più completo e più esteso che si sia mai avuto nella storia d’Italia”. Le  violenze in alcune province prendono le sembianze di moti prettamente insurrezionali, con l’occupazione di stazioni ferroviarie, assalti a carceri, sedi di partiti avversari, uffici istituzionali, con un drammatico bilancio di 31 morti e oltre 500 feriti.

Con dovizia di particolari e rigore l’autrice racconta gli avvenimenti di Roma, Napoli, Livorno, Milano, Torino, della Liguria e dell’Italia meridionale. Veramente encomiabile il puntuale utilizzo delle fonti documentarie consultate e spesso parzialmente riprodotte all’interno del volume, un lavoro attento e meticoloso, frutto di accurate e circostanziate ricerche che di fatto costituiscono un importante valore aggiunto al volume.

Un altro punto di forza della pubblicazione è rappresentato dalla sensibilità e dalla bravura della scrittrice nel ritrarre i protagonisti della vicenda: Togliatti e Nilde Jotti, Antonio Pallante, i dirigenti del Partito, ma anche i personaggi minori della storia vengono descritti e le loro vicende  raccontate con sensibilità, accuratezza, dovizia di particolari (si veda ad esempio la ricostruzione delle giornate di Antonio Pallante precedenti l’attentato, ma anche il racconto della sua storia personale dopo il 14 luglio).

Graziella Falconi rappresenta, accanto alle storie individuali dei propri personaggi, il quadro sociale collettivo in cui essi si muovono. Riesce ad unire al destino individuale dei propri protagonisti l’affresco dell’epoca in cui si consuma la loro esperienza umana, unica e irripetibile, ma strettamente legata alla concreta situazione storica cui ogni individuo appartiene.

Il risultato è un libro piacevole e storicamente circostanziato del quale senza dubbio è da consigliarne la lettura.

I.R.



[1] Canini e Parri si astengono sull’ultimo capoverso, assenti i membri democristiani.

martedì 26 giugno 2018

Buon compleanno Flai




di Ilaria Romeo
Archivio storico CGIL




Dal 26 al 30 gennaio del 1988 a Bari si tiene il Congresso costitutivo della Flai Cgil.

Scriveva Lotte agrarie qualche giorno dopo: “Ci siamo. La Federazione di lavoratori dell’agroindustria è una realtà. Lo hanno già deciso i congressi di comprensorio e quelli regionali e lo sancirà formalmente sul piano nazionale il primo congresso della Flai.
Si tratta di un avvenimento di importanza storica. Si cancellano due sigle sindacali che hanno costruito un pezzo importante della storia della Cgil e del paese.
La prima, la Filziat, ha dato un contributo originale alla costruzione del sindacato e dell’unità dei lavoratori in fabbrica segnando avanzamenti significativi nel potere sindacale e nella condizione di lavoro. La seconda, la Federbraccianti, ha inciso nella storia del paese liberando milioni di uomini e di donne dal servaggio feudale del latifondo, consolidando la democrazia con le lotte contro l’autoritarismo, la mafia e la camorra (37 capilega uccisi dalla mafia), conquistando pezzi importanti dello Stato sociale e primi elementi di programmazione economica.
L’importanza dell’avvenimento, tuttavia, non sta nel fatto che Federbraccianti e Filziat non ci sono più, quanto invece nel sindacato nuovo che nasce, nel progetto che viene proposto come coerente e necessario sviluppo delle lotte e delle conquiste del passato.
Un sindacato che ha l’ambizione di far contare nell’economia e nella società, a partire dal settore agro-alimentare, il bracciante e l’operaio assieme al ricercatore ed allo scienziato, il precario assieme al garantito, attraverso la realizzazione di un progetto rivendicativo che, nell’affermazione di una nuova solidarietà nel mondo del lavoro, conquisti nuovi spazi di democrazia economica, un nuovo sviluppo che valorizzi l’uomo e l’ambiente e che, perciò, fonda nel lavoro e nel Mezzogiorno le sue scelte rivendicative immediate”.

“Un sindacato ed un progetto, quindi - si legge ancora nell’editoriale - che ai particolarismi e ai corporativismi vecchi e nuovi, oppongono le ragioni e gli obiettivi di una nuova solidarietà, di un avanzamento sociale e civile dell’intero mondo del lavoro quale condizione essenziale per una società più democratica, più progredita, più umana.
E che tutto ciò sia oggi proposto e perseguito dal più grande sindacato dei lavoratori attivi, quale è la Flai, rappresenta certamente un fermo monito per il Governo in rapporto alle scelte da compiere nell’immediato con la finanziaria e con i provvedimenti collegati, e nello stesso tempo una garanzia oltreché per i lavoratori, anche per i disoccupati, le donne, le organizzazioni sociali progressiste, le forze politiche democratiche e di sinistra.
Da oggi cambia qualcosa di sostanziale nel panorama sindacale e politico nel nostro paese c’è un sindacato nuovo, determinato a far pesare la forza dei suoi iscritti e delle sue idee, con cui tutti dovranno fare i conti. Per questo si può giustamente parlare di avvenimento “storico”.
Fieri per averlo costruito, noi sentiamo, adesso, tutta la responsabilità di dover concretamente realizzare il progetto che ci siamo dati, articolandone e materializzandone gli obiettivi, promuovendo le lotte dei lavoratori e le alleanze sociali necessarie.
Dalla nostra storia così come dalla ricerca appassionata del dibattito congressuale di questi giorni, ricaviamo la convinzione che la Flai ha al suo interno il patrimonio ideale, morale, culturale ed umano per corrispondere alle attese dei lavoratori e della parte migliore del paese”.

“Punto di partenza di un sindacato che si «rinnova» è il Mezzogiorno - si legge su Rassegna Sindacale del 15 febbraio -  A Bari, a conclusione di cinque giorni di dibattito è nato un nuovo sindacato, la Flai con i suoi cinquecentomila iscritti provenienti dalle vecchie strutture Federbraccianti e Filziat. 800 delegati provenienti da tutta Italia hanno partecipato ai lavori conclusi da Antonio Pizzinato. Banco di prova per la Cgil dunque è il Sud, i suoi problemi e soprattutto un settore, l'agroindustria, dove lavoro nero, sottosalario e occupazione precaria sono mali di sempre.

“Questo primo Congresso della Flai - dirà il segretario generale della Cgil Antonio  Pizzinato nel suo discorso conclusivo - è un pezzo importante del processo di rifondazione della Cgil, perché assume il problema delle diverse specificità del mondo del lavoro, particolarmente presenti in queste categorie, e il loro carattere innovativo rispetto all'ambiente e al territorio. In sostanza, propone a tutto il sindacato una nuova etica del lavoro e nuovi rapporti con la società. L'obiettivo è salvaguardare i bisogni primari dell'uomo e la qualità della sua vita”.

martedì 29 maggio 2018

La CGIL nel novecento newsletter maggio 2018















SEGNALAZIONI
Alla Seconda conferenza dell’Associazione italiana di public history - Aiph (Pisa, 11-15 giugno 2018) ci siamo anche noi. Leggi il programma completo


EVENTI
La CGIL Calabria suona la campanella: leggi l’articolo e guarda le video interviste


I NOSTRI SPECIALI
Perché lavorare per la CGIL e nella CGIL non è un mestiere come un altro... GUARDA IL VIDEO



L’ANNIVERSARIO
Il 31 maggio 1996 moriva a Roma il settantacinquenne Luciano Lama, giovane partigiano protagonista della stagione fondativa della democrazia italiana, dirigente sindacale e uomo di sinistra, costruttore del sindacato e della Repubblica. In occasione del 22° anniversario della scomparsa, il 31 maggio ci sarà una bella sorpresa su rassegna.it, non perdetela!



Agosto, il mese delle stragi. Un articolo di Ilaria Romeo

Negli anni ’70, agosto è il mese delle ferie e del tutto chiuso. E’ il mese del ritorno dei migranti italiani verso le loro radici, ma è ...