giovedì 26 luglio 2018

Il fattaccio di via della Missione




La mattina del 14 luglio 1948, il segretario del Partito comunista italiano Palmiro Togliatti viene ferito dai colpi di pistola sparati dal giovane studente siciliano Antonio Pallante.

Nel libro Il fattaccio di via della Missione (Castelvecchi 2018), Graziella Falconi, giornalista, esperta di formazione politica e di storia delle donne, racconta, avvalendosi dei documenti del Governo e del Partito comunista, fatti, avvenimenti, retroscena, ordini e contrordini succedutisi durante le calde giornate di un’estate che ha cambiato la storia d’Italia.

Il libro descrive l’attentato a Togliatti, il ritratto dell’attentatore - un giovane dalla carnagione scura ed i capelli folti, con un paio di sottili baffi neri - la degenza ospedaliera della vittima, i disordini di quei giorni e il bilancio politico che se ne trasse.

Prosa scorrevole e accurata ricostruzione documentale si mescolano, facendoci piombare in un’Italia che, a settant’anni di distanza, appare meno lontana di quel che si potrebbe credere.

“Uscimmo da Montecitorio - racconterà Nilde Jotti (alla quale Graziella Falconi dedica sensibile attenzione nelle pagine del volume) - Togliatti, come faceva spesso, era senza scorta, la fida guardia del corpo Armando Rosati, detto Armandino. «Non ci sono cose importanti da discutere», mi disse, «andiamo a casa». «E Armando?» «Armando capirà»”.

Pochi minuti dopo il dramma. La notizia dell’attentato rimbomba immediatamente in Parlamento, cogliendo tutti di sorpresa. Secchia e Longo seguono Togliatti al Policlinico, mentre la Direzione si riunisce in un clima di grande incertezza. Giuseppe Di Vittorio, membro della delegazione che ha partecipato alla XXXI Conferenza del Bureau International du Travail di San Francisco,  rientra a Roma la mattina stessa dell’attentato, come ricorda la moglie Anita e come - puntualmente e correttamente - la Falconi riporta. Il Comitato esecutivo della Confederazione si riunisce soltanto nel pomeriggio del 14 e alla presenza del suo segretario generale sanziona lo sciopero già in atto, senza fissarne per il momento il termine (l’ordine di cessazione dello sciopero sarà comunicato nella notte del 15 luglio e approvato all’unanimità[1]).

Il Paese è percorso da una scossa elettrica ed operai e contadini scendono in piazza: sarà, dirà lo storico Sergio Turone, “lo sciopero generale più completo e più esteso che si sia mai avuto nella storia d’Italia”. Le  violenze in alcune province prendono le sembianze di moti prettamente insurrezionali, con l’occupazione di stazioni ferroviarie, assalti a carceri, sedi di partiti avversari, uffici istituzionali, con un drammatico bilancio di 31 morti e oltre 500 feriti.

Con dovizia di particolari e rigore l’autrice racconta gli avvenimenti di Roma, Napoli, Livorno, Milano, Torino, della Liguria e dell’Italia meridionale. Veramente encomiabile il puntuale utilizzo delle fonti documentarie consultate e spesso parzialmente riprodotte all’interno del volume, un lavoro attento e meticoloso, frutto di accurate e circostanziate ricerche che di fatto costituiscono un importante valore aggiunto al volume.

Un altro punto di forza della pubblicazione è rappresentato dalla sensibilità e dalla bravura della scrittrice nel ritrarre i protagonisti della vicenda: Togliatti e Nilde Jotti, Antonio Pallante, i dirigenti del Partito, ma anche i personaggi minori della storia vengono descritti e le loro vicende  raccontate con sensibilità, accuratezza, dovizia di particolari (si veda ad esempio la ricostruzione delle giornate di Antonio Pallante precedenti l’attentato, ma anche il racconto della sua storia personale dopo il 14 luglio).

Graziella Falconi rappresenta, accanto alle storie individuali dei propri personaggi, il quadro sociale collettivo in cui essi si muovono. Riesce ad unire al destino individuale dei propri protagonisti l’affresco dell’epoca in cui si consuma la loro esperienza umana, unica e irripetibile, ma strettamente legata alla concreta situazione storica cui ogni individuo appartiene.

Il risultato è un libro piacevole e storicamente circostanziato del quale senza dubbio è da consigliarne la lettura.

I.R.



[1] Canini e Parri si astengono sull’ultimo capoverso, assenti i membri democristiani.

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