martedì 14 marzo 2017

In ricordo di Vincenzo Di Salvo, di Ilaria Romeo


Il 18 Marzo 1958 a Licata, in provincia di Agrigento, viene ucciso Vincenzo Di Salvo, 32 anni, dirigente sindacale.

Un nuovo efferato omicidio che va ad aggiungersi all’ampio corollario di morti nell’ambito del movimento operaio e contadino per mano della criminalità organizzata in Sicilia nel secondo dopoguerra ed oltre.

Un dirigente sindacale assassinato ieri a Licata, titolerà «l'Unità» il giorno seguente raccontando: 

“Nella tarda serata di ieri, alle 21 circa, con un colpo di pistola in pieno petto è stato assassinato l’operaio edile Vincenzo Di Salvo di 32 anni, abitante a Licata in Via Incorvaia, 7. Il Di Salvo, un lavoratore onesto e incensurato, è stato trovato, riverso al suolo, in una pozza di sangue, nelle vicinanze di una scalinata che da Via Marconi porta a Via Santa Maria, cioè nelle immediate vicinanze del centro abitato. La vittima lascia la moglie e due figli in tenera età, che senza il suo sostegno vengono così a trovarsi nella miseria più nera. La notizia del crimine, appena sparsasi in città, ha destato vivissima impressione: la notorietà della vittima e la sua attività di dirigente della Lega edili hanno orientato i sospetti in una direzione ben specifica. In particolare, l’assassino viene indicato in un noto mafioso locale, sul quale gli investigatori nutrirebbero dei sospetti. Vincenzo Di Salvo, come abbiamo accennato, dirigeva la Lega edili aderente all’organizzazione unitaria e contemporaneamente prestava la sua attività lavorativa presso la ditta Iacona, impresa appaltatrice dei lavori di costruzione delle fognature cittadine. In qualità di dirigente sindacale, il Di Salvo era alla testa, da una settimana circa, dello sciopero dei dipendenti della impresa, non essendo riusciti i lavoratori ad ottenere dal 1° febbraio, il pagamento dei salari e degli assegni familiari maturati. Sabato scorso, a conclusione di un incontro tra rappresentanti dei lavoratori e del datore di lavoro, alla presenza del Sindaco e di un sottufficiale dei carabinieri, si giungeva ad un accordo: i lavoratori avrebbero sospeso l’azione sindacale a patto che l’azienda avesse pagato entro il giorno successivo i salari e tutte le altre spettanze. Diversamente gli operai avrebbero ripreso la loro libertà d’azione proseguendo nello sciopero. Purtroppo la domenica è passata ed anche il lunedì senza che la Iacona, la quale aveva promesso di pagare i salari e le altre spettanze in cantiere soltanto quando il lavoro fosse stato ripreso, mantenesse i suoi impegni. Una folla commossa ha accompagnato stamane all’estrema dimora le spoglie dell’operaio assassinato”.

L’elenco dei sindacalisti uccisi dalla mafia nell’immediato secondo dopoguerra è davvero molto lungo. Lo riproduciamo - forzatamente incompleto - a seguire, allargando la forbice cronologica dall’inizio del secolo scorso agli anni ottanta, partendo da Lorenzo Panepinto (insegnate, figura emblematica del sindacalismo contadino in Sicilia, assassinato a Santo Stefano di Quisquinia davanti casa propria il 16 maggio 1911) ed arrivando a Pio La Torre, prima dirigente della Cgil siciliana (di cui nel 1959 diviene il segretario regionale), poi esponente di primo piano del Pci dell’isola e nazionale, ucciso dalla mafia il 30 aprile 1982.

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