sabato 4 agosto 2018

Agosto, il mese delle stragi. Un articolo di Ilaria Romeo


Negli anni ’70, agosto è il mese delle ferie e del tutto chiuso. E’ il mese del ritorno dei migranti italiani verso le loro radici, ma è anche il mese delle stragi: quella del treno Italicus del 4 agosto 1974, della stazione di Bologna del 2 agosto 1980 (sempre ad agosto - si dice - doveva scattare il golpe di Edgardo Sogno).

Attorno all’una del mattino del 4 agosto 1974, all’uscita dalla galleria degli Appennini, nei pressi della stazione di San Benedetto Val di Sambro (Bologna), un ordigno ad alto potenziale esplode nella quinta vettura del treno Espresso 1486 Italicus diretto a Monaco di Baviera, determinando la morte di 12 viaggiatori e il ferimento di moltissimi altri.

Il 9 agosto si svolgono - a Bologna - i funerali di Stato. Piazza Maggiore è affollata. I carri funebri arrivano alla Basilica di San Petronio. Tra le autorità presenti, Enrico Berlinguer e Amintore Fanfani. In aereo giunge anche il Presidente della Repubblica Giovanni Leone (GUARDA IL VIDEO).

Tre delle vittime sono cittadini stranieri, nove le vittime italiane. L’ordigno pone fine anche alla vita di tre membri della famiglia Russo di Merano, che si stava recando a Ferrara per le cure di cui aveva bisogno il figlio quattordicenne Marco. Ultima vittima accertata, Silver Sirotti, ferroviere conduttore delle Ferrovie dello Stato, insignito di medaglia d’oro al valor civile alla memoria per aver tentato di soccorrere i viaggiatori coinvolti nella strage.

Secondo le testimonianze di due agenti di polizia presenti sul posto: “Improvvisamente il tunnel da cui doveva sbucare il treno si è illuminato a giorno, la montagna ha tremato, poi è arrivato un boato assordante. Il convoglio, per forza di inerzia, è arrivato fin davanti a noi. Le fiamme erano altissime e abbaglianti. Nella vettura incendiata c’era gente che si muoveva. Vedevamo le loro sagome e le loro espressioni terrorizzate, ma non potevamo fare niente poiché le lamiere esterne erano incandescenti”.

“Avrebbe potuto essere una strage spaventosa, uno dei più apocalittici massacri che una mente criminale abbia mai ordito - scriverà il 14 agosto Mario Doplicher su Giorni. Vie Nuove - La bomba era disposta su un treno che correva in una notte afosa d’agosto trasportando quasi mille persone; come camera di scoppio era stata scelta la galleria dell’Appennino, che con i suoi diciotto chilometri e mezzo avrebbe moltiplicato e ingigantito gli effetti dell’esplosione; […] invece, per fortuna, il treno, come spesso accade d’estate, è in ritardo, e all’1.23, quando avviene lo scoppio, la quinta vettura - una carrozza delle ferrovie tedesche su cui era stato sistemato l’ordigno - si trova a soli cinquanta metri dall’uscita della galleria. Così, grazie alla forza d’inerzia il treno riesce a raggiungere la stazioncina di San Benedetto Val di Sambro con una sola carrozza in fiamme”.

La strage, purtroppo, si consuma pochi anni dopo.

Il 2 agosto 1980 alle 10 e 25, nella sala d’aspetto di seconda classe della stazione di Bologna, affollata di turisti e di persone in partenza o di ritorno dalle vacanze, un ordigno a tempo, contenuto in una valigia abbandonata, viene fatto esplodere causando il crollo dell’ala ovest dell’edificio.

E’ il più grave atto terroristico avvenuto in Italia nel secondo dopoguerra: nell’attentato rimangono uccise 85 persone, oltre 200 i feriti. La più piccola tra le vittime è Angela Fresu, aveva tre anni e veniva da Montespertoli, sulle colline attorno a Firenze; il più anziano è Antonio Montanari, aveva 86 anni e aspettava l’autobus sul marciapiedi davanti alla stazione. Una strage spaventosa, per usare le parole de l’Unità del giorno successivo.

“Bologna capace d’amore, capace di morte” reagisce con prontezza ed orgoglio trasformandosi in una gigantesca macchina di assistenza per le vittime e per i familiari.

Simbolo della commossa partecipazione l’Autobus n. 37, pronto soccorso improvvisato poi diventato carro funebre usato per trasportare i morti dalla stazione all’obitorio.

Diversamente dagli altri rotabili storici, in segno di riguardo e di grande considerazione affettiva, l’autobus non è mai stato formalmente dismesso e tutt’oggi - seppur non circolante - resta immatricolato e targato come a quel tempo. Sempre più protagonista delle commemorazioni, lo scorso anno era stato riportato in Piazza Medaglie d’Oro, quest’anno sarà in corteo.

Il 6 agosto, giorno dei funerali, la città onora le sue vittime con una grande manifestazione in Piazza Maggiore cui partecipano circa 100 mila persone. Ancora prima dei funerali si svolgono numerose manifestazioni a testimonianza della immediata reazione della città: la sera del 2 agosto è indetta una manifestazione in Piazza Maggiore; il 4 agosto 30-40 mila persone si ritrovano nella stessa piazza (GUARDA IL VIDEO).

Ai funerali (non tutti i parenti delle vittime vollero il funerale di Stato: solo sette saranno le bare presenti nella chiesa di San Petronio) partecipano il presidente della Repubblica Sandro Pertini e il sindaco di Bologna Renato Zangheri, gli unici a ricevere gli applausi della folla. “Signori, non ho parole -  dirà Pertini parlando con i giornalisti -, siamo di fronte all’impresa più criminale che sia avvenuta in Italia”. 

Il 17 agosto l’Espresso uscirà con un dossier sulla strage per il quale Renato Guttuso realizzerà un quadro a cui darà lo stesso titolo che Francisco Goya aveva scelto per uno dei suoi Caprichos : “Il sonno della ragione genera mostri”.  Una frase da non dimenticare e sulla quale riflettere, oggi più che mai!

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