martedì 23 febbraio 2016

Gli anni Sessanta



A partire dalle proteste popolari e antifasciste contro il Governo Tambroni avviate a Genova nel mese di giugno 1960 il quadro generale dell’Italia cambia velocemente.

Gli equilibri politici conoscono un’evoluzione con la nascita dei governi di centro-sinistra a partire dal 1962.

Nel dicembre del 1963 si ha la formazione del primo governo presieduto da Aldo Moro. Nel discorso alle Camere, il presidente del Consiglio dichiara il proposito di definire, sentite le organizzazioni sindacali, uno Statuto dei diritti dei lavoratori al fine di garantire dignità, libertà e sicurezza nei luoghi di lavoro (intanto la legge n. 7 del 9 gennaio 1963 stabilisce il divieto di licenziamento a causa di matrimonio).

Nel febbraio 1964 la Segreteria della CGIL formalizza con una lettera a Nenni non solo il proprio giudizio positivo sullo Statuto, ma ribadisce la richiesta che la legge garantisca i diritti costituzionali dei lavoratori, la giusta causa nei licenziamenti e il riconoscimento delle commissioni interne (“Proposta della CGIL per lo Statuto dei diritti dei lavoratori”).

Intanto Gino Giugni, incaricato direttamente da Nenni di redarre con il giurista Tamburrano tre disegni di legge su Commissioni interne, giusta causa e diritti sindacali, inizia la sua collaborazione con il Governo ed entra a far parte della Commissione nominata dal ministro del lavoro Bosco per predisporre un progetto di legge sui licenziamenti.

Nel secondo Governo Moro, il nuovo ministro del lavoro Delle Fave convoca le organizzazioni sindacali e quelle imprenditoriali e consegna un questionario sui tre punti proposti per uno Statuto dei lavoratori: diritti sindacali, giusta causa e commissioni interne.

Il 15 luglio 1966 il Parlamento approva la legge 604 sui licenziamenti, che prevede la giusta causa e l’obbligo di un indennizzo monetario, non quello della riassunzione, in caso di licenziamento ingiustificato. 

Nel Programma di sviluppo economico per il quinquennio 1965/1970 (approvato con la legge 685 del 27 luglio) il governo ribadisce, al paragrafo 41, l’impegno per uno Statuto dei lavoratori. Pci e Psiup presentano alla Camera due proposte parallele, rispettivamente: l. n. 4227 (Ingrao e altri, Norme per la tutela della libertà e della dignità dei lavoratori e per l’esercizio dei diritti costituzionali all’interno dei luoghi di lavoro); l. n. 4228 (Valori e altri, Norme per la tutela della sicurezza, della libertà e della dignità dei lavoratori).


Ilaria Romeo
responsabile Archivio storico CGIL nazionale

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